Una voce fuori dal coro

Yom Kippur. 1973. Egitto e Siria attaccano Israele. Generali, dirigenti politici suggeriscono prudenza. Israele non deve apparire come lo stato attaccante. Israele deve solo difendersi. Israele non deve addentrarsi in Siria nonostante possa in poco tempo arrivare fino a Damasco. Israele deve ritirarsi. Perché il mondo lo esige. Una voce si alza fuori dal coro.  “Israele deve conquistare Damasco. Altrimenti la minaccia araba penderà sulla terra d’Israele causando lo spargimento di sangue nel futuro”. Arie Morgenstern, esponente del World Zionist Organization e Menachem Levin, console israeliano, sentono quella voce che parte da 770, Brooklyn, New York. La voce di rabbi Menachem Mendel Schneerson. Accordi di Camp David. 1979. Menachem Begin e Anwar Sadat compiono il primo passo verso la pace tra mondo arabo e Israele. Menachem Begin pone sul piatto territori conquistati con il sangue dei propri soldati. Anwar Sadat pone sul piatto l’inchiostro necessario per apporre una firma. Una voce si alza fuori dal coro. “Chi può sapere chi salirà al governo tra un anno? E chissà quale sarà la situazione tra trent’anni?”. Menachem Begin va a domandare consiglio a rabbi Menachem Mendel Schneerson. Poi non lo ascolta. Un anno dopo Anwar Sadat viene assassinato. Trent’anni dopo l’Egitto insorge. Il 17 febbraio 2011 Yusuf al-Qaradawi, un sunnita estremista esiliato da Mubarak,  dichiara nella piazza Tahrir la volontà di marciare verso Al Aqsa a Gerusalemme (www.debka.com). Stratega è colui il quale possiede l’abilità nel raggiungere lo scopo voluto, specialmente in situazioni non facili (Zingarelli). Situazioni non facili Israele continua a vederne. Lo scopo voluto da tutti è la pace. Esponenti israeliani e autorità internazionali pensano di garantirla ponendo altri territori sul piatto. La controparte offre inchiostro. Necessario per apporre una firma. Di qualcuno che entro poco tempo potrebbe essere soppiantato. O cambiare idea. Una voce si alza fuori dal coro. La voce di un rabbino consultato da Rabin, Ariel Sharon, il generale Mordechai Piron, il direttore del Mossad Efraim Halevy. Consultato. Ma non sempre ascoltato. “La sicurezza di Israele passa attraverso confini sicuri e nessuna concessione territoriale” disse trent’anni fa. Pensando sicuramente anche ai nostri giorni. E a quanto saremmo sicuri se non avessimo concesso il Sinai all’Egitto, se avessimo conquistato Damasco, se i confini di Israele fossero a prova di tutte le rivoluzioni che il mondo arabo sta organizzando.

 

Gheula Canarutto Nemni

 

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