Storia di una scelta che si rivelò giusta

“Io?” “Tu” “Perché proprio io?” “Perché non vedo qualcuno migliore di te” “Ma perché non quella persona così importante che tutti rispettano o quel re, a cui tutti obbediscono o quel saggio che sa così tanto? Perché io e non loro?” “Perché così ho deciso” Si allontanò pensando con preoccupazione a tutte quelle responsabilità che avrebbe avuto d’ora in poi sulle proprie spalle. A tutte quelle persone il cui destino sarebbe dipeso solo da come sarebbe stata gestita, da parte sua, la loro giornata. Pensò al modo in cui questi individui sarebbero nati, a come si sarebbero nutriti, alle prime parole che avrebbero detto, ai primi pensieri che avrebbero formulato. Tutto dipenderà da me? Impossibile, pensò. Non ce la farò mai. Tornò indietro. “Sei davvero sicuro della Tua scelta?” provò a dire con un ultimo filo di speranza. “Ti rendi conto con Chi stai discutendo? Di Chi stai mettendo in dubbio le decisioni? Sono Io che ti ho creato. Se sei capace di amare i tuoi figli prima ancora che vengano al mondo, è perché Io l’ho voluto. Se sai interpretare il pianto di un neonato e capire se ha fame o sonno,  se hai la forza di svegliarti in mezzo alla notte per molti mesi di seguito, se ritrovi il coraggio di metter al mondo altri figli dopo aver messo al mondo il primo, se sai insegnare, trasmettere, appassionare, tramandare, è perché Io l’ho deciso” “E a lui chi lo spiega questo mio ruolo?” “Oh, lo capirà da solo, durante il cammino della sua vita. Senza di te non potrà portare avanti il suo nome, non sarà in grado di nutrire i suoi figli.  A un certo punto della sua vita si renderà conto di non volere stare da solo, di avere bisogno di qualcuno che l’aiuti. Verrà a cercarti lui stesso, quando capirà che da solo molte cose non hanno senso” “Hai proprio deciso, allora” “Sì, nessuno potrà svolgere questo ruolo meglio di te. E quando ti scoraggerai o perderai la fiducia nel tuo operato, ricordati. Il più grande rabbino del mondo, il più grande studioso e il più importante saggio, non potranno da soli tramandare la mia nazione. Avranno bisogno di te, donna ebrea, di qualsiasi livello spirituale tu sia, per dare eternità al mio popolo” Così D-o diede vita al femminismo, quella corrente di pensiero che attribuisce alla donna poteri speciali, doti uniche e inimitabili, sentimenti e ragionamenti peculiari e diversi. Così l’uomo divenne solo la metà di un intero. E la donna si ritrovò a diventare un anello indispensabile, il vento che porta i figli nella direzione voluta , il pilastro dal quale dipendono l’umore e l’atmosfera in famiglia. Senza la donna e la sua testardaggine, senza il suo coraggio di procedere controcorrente, di continuare a insegnare ai proprio figli l’orgoglio di essere ebrei anche nei tempi più bui, senza le sue candele accese all’interno di armadi e nei sotterranei, , senza le sue fughe al di là delle mura del ghetto di Varsavia per immergersi nelle acque gelate dei fiumi perché i mikveh erano stati banditi, senza questa creatura programmata da D-o per vivere al di là di se stessa, nessun ebreo, sarebbe qui oggi.

Gheula Canarutto Nemni

 

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