Sì, lo sono

Un uomo attraversa Fifth Avenue alle due del pomeriggio. Nella sua testa, senza un preciso ordine, fluttuano pensieri relativi al prossimo incontro col capo dipartimento, al valore delle azioni in preoccupante discesa, al bonus di fine trimestre che potrebbe intascarsi. D’un tratto le sue elucubrazioni cerebrali vengono interrotte da un giovane che gli domanda “Scusi lei è ebreo?” Cinque secondi. L’uomo si prende cinque secondi di riflessione. Per decidere nelle mani di chi affidare il destino dei propri pensieri, il pensiero sul proprio destino. “Non in questo momento,” risponde. E se ne va. L’uomo è ebreo. E come i suoi antenati al tempo di Mordechai e Esther, ha pensato che l’essere ebrei si limiti a certi riti, a certi momenti, a certi dettagli. E’ giunto alla conclusione, come i propri avi all’inizio della storia di Purim, che l’esito finale di una giornata, di un incontro, del destino, si costruisce con le proprie forze. In cinque secondi è stato in grado di ripetere lo stesso errore compiuto dai propri antenati. Che, convinti della convenienza di mettersi in buona luce agli occhi del re Achashverosh, si sedettero ad un banchetto dove, secondo alcune opinioni veniva servito cibo non kasher. E secondo altre, veniva celebrata la distruzione del Santuario di Gerusalemme. Avi incantati dalla natura, dal potere di uomini e re e da consuetudini universali che consigliano, in caso si desideri raggiungere un obiettivo, di seguire le consuetudini del mondo. Se il nostro uomo avesse risposto “sì, lo sono” alla domanda a bruciapelo fatta alle due del pomeriggio su Fifth Avenue, le sue parole gli avrebbero ricordato che l’esito dell’incontro col capo dipartimento, il valore dei suoi investimenti, la possibilità di ricevere o meno il bonus a fine trimestre, non dipendono da lui. Nè dalle sue strategie. Umane, economiche o finanziarie. Gli ebrei avevano preso parte al banchetto reale, si trovavano ai livelli più alti della politica persiana. Eppure un piccolo e insignificante Haman venne e stravolse tutte le loro strategie. E ricordò loro che il destino del popolo ebraico non dipende, nè mai è dipeso, dall’allineamento alle leggi del mondo. Ma dalla capacità ebraica di rispondere, in ogni momento, “sì, lo sono” all’appello che D-o ci fa ogni giorno.

 

Buon Purim!

Gheula Canarutto Nemni

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