Koni 2012

Koni2012. Questa e’ la storia di Jason Russell, giovane regista americano. Di Jacob, ragazzo ugandese. E di un fenomeno sconosciuto al 99,9% della popolazione mondiale fino a qualche giorno fa. Momento in cui Jason ha messo in rete un video, Koni 2012. Koni è un criminale che ha rapito 66.000 persone in Uganda, soprattutto bambini,  per farne un esercito privato di soldati e schiavi. 2012 è l’anno che Jason e la sua ong hanno posto come termine entro cui catturare Koni. E poter trasformare in realtà il sogno di vedere il proprio mondo un po’ migliore. Koni2012 è un fenomeno mediatico. 60 milioni di persone hanno cliccato il video in una settimana. Esisteva nel cuore dell’Africa  qualcosa che il mondo voleva comodamente ignorare. Si stava bene così, senza intervenire né cambiare. Poi un giorno Jason si sveglia e decide di provare. Si scuote, si convince che ce la può fare. Non vi sto dicendo che sarà facile. Vi sto dicendo che ne varrà la pena, avverte Jason Russell attraverso il suo sito. E va avanti imperterrito. Contro i conformismi, lo scetticismo, le abitudini confortevoli del mondo. Ha un obiettivo in testa. Che grazie alla sua volontà diventa lo slogan su Twitter e Facebook  di Barack Obama, George Bush, Bill Clinton, Angelina Jolie, Bill Gates e Mark Zuckerberg. E di milioni di utenti che in mezzo alla notte escono a tappezzare le proprie città di cartelloni su cui troneggia il volto temibile di Koni. Questa è la storia che molti di noi potrebbero scrivere se trovassero la forza, dopo il risveglio, di scuotersi dal conformismo anestetizzante del mondo. Se riuscissero a procedere facendosi guidare da ciò in cui credono davvero. Dagli ideali, dai principi, che hanno garantito la sopravvivenza del popolo ebraico nonostante lo scetticismo di chi li circonda. Jason Russell aveva un obiettivo in testa. E grazie alla propria volontà è riuscito a smentire statistiche, a sconfiggere pilastri mediatici, a rivoluzionare. Questa è la storia che potrebbe raccontare ognuno di noi su se stesso. Sul proprio essere ebrei in un mondo che al 99,9% ignora il senso di questa parola. Contro i conformismi, lo scetticismo, le abitudini confortevoli della società in cui viviamo. Solo un mezzo può vincere. Riuscire a vivere il proprio ebraismo nel 2012 è una sfida pari alla capacità di trasformare il sogno di vincere una battaglia in un fenomeno mediatico. Il mezzo è sempre il più antico e testato. La volontà. E come per Koni 2012, probabilmente  non sarà facile. Ma, come ci promette D-o, ne vale davvero la pena.

 

Gheula Canarutto Nemni

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