Itinerario di viaggio

Finalmente sono giunto a destinazione. Qui, in questa tenda di velluto della sinagoga, in questa pergamena un po’ ingiallita, in questi fogli colorati che state leggendo. Finalmente capisco per cosa sono venuto al mondo. Perché D-o mi ha creato. Perché ha fatto correre migliaia di uomini per generarmi, moltiplicarmi, investirmi, monitorarmi. Perché ho dovuto passare di mano in mano per anni, senza trovare mai pace.  Perché per colpa mia molti nel mondo si battono, combattono, e credono di essere felici solo quando mi afferrano. Da qui, nel silenzio di questo luogo sacro, dall’interno di questo rotolo della Torà, da questa pagina dove si legge e si impara il vero scopo per cui siamo venuti al mondo, la prospettiva è totalmente diversa. Un po’ strana per me, abituato a essere denominato in tutt’altro modo, ma è la prospettiva. Quella vera. Finalmente posso trasformarmi nella meta finale per cui sono stato ideato. In una scintilla, in uno scopo più alto, in un frammento di spirito e non più in un mezzo. La mia storia è antica quanto la storia del mondo. Sono stato denigrato e riabilitato, messo al bando e quasi divinizzato, estorto e donato. Per tutta la durata del mio cammino ho sperato. E pregato. Di capitare nelle mani di un ebreo perché lui sì che avrebbe saputo utilizzarmi in modo appropriato. Correvo il rischio di trasformarmi nell’ultimo modello di macchina, in una giacca griffata, in una settimana di hotel a cinque stelle. E invece sono qui, divenuto tzedakà, una giustizia economica, non mera beneficenza dettata dalla bontà e ispirazione casuale di una coscienza. Sono un dovere morale, un riequilibratore di possedimenti, restituito là, dove appartengo davvero. Io semplice moneta, banconota, materiale prezioso, stipendio, guadagno, ricchezza, solo così mi elevo.  E, trascinandomi dietro le ore, la fatica, i giorni e il sudore necessari per la mia generazione, trasformo tutto in pura trascendenza. Tiro un sospiro di sollievo. Ormai da questo luogo nessuno potrà mai farmi ricominciare a viaggiare. Qui posso finalmente riflettere in pace. Mi viene in mente la frase che D-o dice: “ProvateMi (nella tzedakà) se volete”. Date la decima e mettete le vostre condizioni. Chiedete salute, prosperità, generi e nuore adatti ai vostri figli. Raccontate al mondo il potere di una moneta trasformata in luce. Provate per credere.

 

Gheula Canarutto Nemni

 

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