12 Modi per Costruire l’Autostima di tuo Figlio

L’autostima è un ingrediente molto importante per poter condurre una vita felice e di successo. Una persona può essere benedetta con tanta intelligenza e talento, ma se soffre di una carenza di autostima, ciò può essere un ostacolo nel raggiungimento del successo nel lavoro, nelle relazioni umane, ed in pratica in tutti i settori della vita.

I primi anni di vita di un bambino, rappresentano le fondamenta per una sua positiva autostima.

Come genitori, noi non possiamo controllare tutto ciò che i nostri figli vedono, ascoltano o pensano, tutte cose che contribuiscono alla loro autostima. Ma ciononostante c’è ancora molto che possiamo fare. Nostro figlio è ai primi anni di vita; D-o ci ha donato un regalo speciale – un nuovo essere umano. Durante questi primi anni, tutto ciò che penetra nella mente del bambino resta fortemente impresso. A questo punto i genitori hanno un’unica ed irripetibile opportunità di creare un “deposito bancario di autostima” nel quale il figlio potrà immagazzinare tutte le cose positive a suo riguardo. Negli anni e decenni a venire, questo “deposito bancario” bilancerà le inevitabili esperienze negative della vita.

Come possiamo allora creare e riempire il deposito bancario di nostro figlio? Come possiamo, nel ruolo di genitori, costruire l’autostima di nostro figlio? Riportiamo di seguito alcuni suggerimenti:

1- Mostra amore ed affetto a tuo figlio. Tutti i nostri rapporti con i figli, a partire dalla loro infanzia, dovrebbero essere accompagnati da affetto ed amore. Un bambino che è stato trattato con amore ed affetto, acquisirà la sensazione subconscia di essere sufficientemente meritevole ed importante da essere amato.

2- Complimentati con tuo figlio. Fai dei complimenti a tuo figlio il più spesso possibile, ogniqualvolta faccia qualcosa di giusto. È bene dire: “Sono molto fiero di te. Sei un ragazzo/a veramente speciale. Mi piace il modo in cui lo hai fatto…”.

3- Fai in modo che i tuoi complimenti siano credibili. È molto importante che i complimenti siano credibili. Complimenti esagerati come: “Sei il migliore del mondo. Sei la più bella persona che sia mai vissuta su questa terra!” hanno un effetto controproducente. Il bambino potrebbe sviluppare un ego eccessivo, e questo potrebbe danneggiare le sue relazioni con i propri amici, ed a sua volta portare un effetto negativo sulla sua autostima.

4- Fissa degli obiettivi per tuo figlio. L’obiettivo dovrebbe essere qualcosa di facilmente raggiungibile, come vestirsi da soli, oppure ottenere un certo voto a scuola. Fissa degli obiettivi che siano adatti per la sua età e capacità (fissare un obiettivo non raggiungibile, porterà ad un effetto negativo). Mentre tuo figlio si sforza per raggiungere l’obiettivo, tenta di guidarlo e complimentati con lui per ogni piccolo successo ottenuto. Una volta raggiunto l’obiettivo finale, complimentati con lui/lei, rafforzando così la sua immagine ai propri occhi.

5- Critica solo le azioni, mai le persone. Quando il bambino fa qualcosa di sbagliato, invece di dirgli: “Sei un cattivo bambino”, digli: “Sei un bambino buono e speciale, non dovresti immischiarti in cose simili”.

6- Conferma i sentimenti di tuo figlio. Qualora tuo figlio abbia subìto un colpo alla sua autostima, in primo luogo è molto importante confermare i suoi sentimenti. Ad esempio, se è rimasto offeso a causa di un commento negativo di un suo compagno e di un maestro, bisogna dirgli: “Sì, capisco che ti sia offeso per quello che quella persona ha detto” oppure “capisco che ti sia offeso per il fatto che quelle persone non ti vogliono bene”. Solo dopo che il bambino sente che i propri sentimenti sono stati legittimati, sarà pronto a sentirsi confortato dal fatto che tu gli ricordi quante sono d’altra parte le persone che gli vogliono bene, e le belle cose che vengono dette di lui, ripristinando così la sua autostima.

7- Sii fiero di tuo figlio. Dobbiamo ricordarci di dire a nostro figlio, con una certa frequenza, quanto ci sentiamo fortunati e fieri di essere i suoi genitori.

8- Parla sempre positivamente di tuo figlio in presenza delle persone importanti della sua vita, come i nonni, maestri, amici, ecc.

9- Non confrontare mai tuo figlio con gli altri, dicendo frasi come, “perché non sei come Johnny?”. Qualora questi confronti vengano fatti da altri, rassicura tuo figlio che lui è speciale a suo modo.

10- Assicurati che le persone che interagiscono con tuo figlio, conoscano le sue capacità. All’inizio dell’anno scolastico, parla coi maestri spiegando loro quali sono le capacità speciali di tuo figlio, i campi in cui eccelle, in modo tale che essi possano concentrarsi su di essi e continuare a sviluppare questi punti.

11- Dì a tuo figlio, con una certa frequenza, che tu lo amerai sempre incondizionatamente. Quando sbagliano o falliscono in qualcosa, ricordati di dir loro, “Tu sei speciale per me, io ti amerò sempre, qualsiasi cosa succeda!”

12- Cura la tua propria autostima. È importante che tu veda anche te stessa/o in maniera positiva. Genitori che hanno una bassa stima di se stessi, avranno gravi difficoltà a far crescere un figlio con una buona autostima. Un buon genitore positivo è un genitore che sa di non essere perfetto, ma ha comunque una stima di se stesso, provando sempre allo stesso tempo, a crescere e migliorare.

 

 

Categories: In Famiglia | Leave a comment

IL 29° GIORNO

Nella prima mitzvà che D-o ha comandato agli ebrei in quanto popolo, D-o ha decretato che legassimo indissolubilmente la nostra vita alla luna; ci ha indicato di stabilire un calendario basato sulle fasi della luna, cioè, sul ciclo di 29 giorni e mezzo durante il quale la luna, così come viene osservata dalla terra, completa la sua orbita attorno alla terra. Il calendario ebraico è quindi un calendario di mesi calcolati tra una luna nuova e quella successiva. 12 mesi di questo tipo portano ad un anno di circa 354 giorni, più corto di 11 giorni del ciclo solare di 362,25 giorni. Per questo motivo, l’anno ebraico alterna 12 e 13 mesi: il 13° mese, che viene aggiunto sette volte in 19 anni, serve ad allineare i mesi lunari col ciclo solare delle stagioni. Il calendario solare nasce dalla divisione del ciclo solare in 12 segmenti e non è legato ad alcun fenomeno naturale.

 

La luna nuova corrisponde alla notte in cui la luna è di nuovo visibile dopo il suo scomparire dal cielo notturno. L’allineamento e il movimento della luna rispetto alla terra e al sole fanno sì che, agli occhi dell’osservatore terrestre, la luna attraversi fasi in cui cresce e diminuisce e, ad un certo punto del suo ciclo, scompaia del tutto. Quando la luna è nel punto più vicino al sole, posizionata tra il sole e la terra, il suo lato illuminato dalla luce del sole non è quello visibile dalla terra e quindi, ai nostri occhi, la luna scompare del tutto. Continuando ad orbitare, la luna si allontana dal sole e si avvicina alla terra, riapparendo come luna crescente: uno spicchio sottilissimo che continua poi ad ingrandirsi per i 15 giorni successivi. A metà strada della sua orbita, quando è più lontana dal sole e la terra è posizionata tra il sole e la luna, il lato della luna illuminato dal sole è interamente visibile a noi, che la vediamo come una sfera nel cielo che illumina la notte con tutto il suo bagliore. La luna continua poi la sua orbita avvicinandosi al sole e rendendosi sempre meno visibile dalla terra; la sfera luminosa diventa una mezza sfera e poi uno spicchio sottile fino a scomparire di nuovo.

 

La notte in cui la luna è  di nuovo visibile corrisponde al primo giorno del nuovo mese ebraico; da qui la parola chodesh – mese – che viene dalla stessa radice di chadash – nuovo (la “luna nuova” in senso astronomico corrisponde al momento in cui la luna non è visibile, mentre la “luna nuova” che segna l’inizio del mese secondo la Torà corrisponde alla prima sera di luna crescente – n.d.r.). Il mese ebraico consiste in 29 o 30 giorni; la prima metà del mese è caratterizzata da una luna crescente che raggiunge il culmine la sera del giorno 15; a partire dal giorno 16 la luna comincia la sua fase “calante”, fino a scomparire per poi riapparire e dare il via ad un nuovo mese.

 

Lo Zohar afferma che il popolo d’Israele sancisce lo scandire del tempo attraverso la luna perché esso la emula. E’ un popolo che sprofonda e si risolleva nel corso della storia, le cui trasgressioni e cadute sono il preludio ad una nuova nascita ed al rinnovamento. La vicenda della luna è la vicenda di un popolo e la vicenda di qualsiasi vita produttiva: la ristrettezza alimenta l’iniziativa, le sconfitte stimolano la crescita e le conquiste più grandi scaturiscono da momenti dalle cadute e dai momenti di decadenza.

 

Basato sugli insegnamenti del Rebbe di Lubavitch, per gentile concessione

di Chabad.org

 

 

Categories: Scienza e Torà | Leave a comment

Il Pudore della donna ebrea

 

I nostri maestri dicono che la donna fu creata dalla costola, una parte del corpo occultata, per mostrare come la donna debba essere pudica, e per ogni parte del corpo che D-o le creava diceva “che la donna sia pudica”.

A differenza della cultura odierna dove la donna è diventata simbolo di esibizione e di tentazione, La Torà insegna come la donna ebrea debba salvaguardare la sua dignità e la sua onorabilità coprendo il proprio corpo senza mettere in mostra se stessa.

Onde evitare differenza di opinioni su quale vestito sia ‘kasher’ per una donna e quale no, l’halachà stabilisce regole uguali per tutte.

Queste regole sono vigenti anche se l’intenzione della donna non è quella di mettersi in mostra, come ad esempio abbronzarsi o fare il bagno in mare, queste si potranno fare in luoghi appartati per rispettare le leggi pudiche.

Il rispetto delle leggi della Tzniut (pudore) portano berachà in tutta la famiglia e rafforza il loro timore di D-o che va rispettato in ogni luogo ed in ogni tempo, poichè ‘il mondo è pieno della Sua gloria’.

Shulchan aruch orach chaim cap.75, even haezer cap 21, par. 115, ketubot 72

 

 

Categories: Halachà | Tags: , , , , | Leave a comment

“Non ha osservato il torto di Giacobbe”

 

 

NON C’È UN PECCATO FELICE

“Non ha osservato il torto che è in Yaakov e non ha visto la trasgressione in Israele, l’Eterno suo D-o è con lui”.
Perché “non ha osservato il torto di Yaakov”? Siccome “l’Eterno suo D-o è con lui”. L’Ebreo è costantemente fiducioso in D-o, perciò anche nel momento del peccato, si sente il cuore infranto. Le mitzvòt le fa con gioia ma le averòt (peccati) no.

Rabbi Chaim di Tzanz

UNO SPRAZZO DI TESHUVÀ

Quando un ebreo trasgredisce la Torà, anche se egli si trova nell’abisso più profondo, in lui c’è una scintilla divina e un o sprazzo di teshuvà.

Rabbi Isroel di Rozin

 

UN EBREO NON è MAI SOLO

L’Eterno suo D-o è con lui”.

Un ebreo non è mai solo.

In ogni luogo in cui egli va, ed in ogni posto dove sta “l’Eterno suo D-o è con lui”.

Il Baal Shem Tov


Se non vede il difetto…

“Non ha osservato il torto che è in Yaakov …”

Colui che non vede i difetti del prossimo ebreo e non parla male di lui…

“l’Eterno suo D-o è con lui”

Diventa compare di Hakadosh Baruch Hu e parte del Suo esercito

 

Se D-o non guarda chi guarda?

Se D-o non osserva il peccato dell’ebreo, come può un ebreo  vedere il male di un altro ebreo?!

 

 

 

 

 


 

 

 

 

Categories: Scintille | Tags: , , , , , , , , | Leave a comment

Rav Mordechai Eliahu e il Rebbe

 

Nel 1986 incontrai il Rebbe di Lubavitch per la seconda volta in compagnia del rabbino Capo ashkenazita di Israele, il mio collega rav Avraham Shapiro. Erano le una del mattino e nonstante l’ora tarda e una giornata carica di attività comunitarie, il Rebbe era ben vivace. La conversazione verteva su tutte le materie della Torà: il Talmùd, la legge ebraica, la Cabbalà. Era molto chiaro su ogni argomento e strutturato nel ragionamento come se l’avesse appena studiato. Era come se la Torà fosse un gran libro aperto di fronte a lui. Ci sono persone molto dotte con una forte padronanza dell’insieme della Torà, ma, di solito non è molto approfondita e aguzza in ogni singola materia, incontrare una mente tanto sapiente e un tale livello di conoscenza dei minimi dettagli per me fu un’esperienza indimenticabile, sono stato testimone oculare di un  fenomeno eccezionale, raro. Bisogna far presente che egli non trascorreva le giornate a studiare, gran parte del suo tempo era consacrato alle opere comunitarie. Egli si preoccupava innanzitutto che ogni ebreo fosse attivo in tutti gli aspetti della beneficenza, sia spirituale che materiale. Sentii che era dotato di un’anima particolare. Non era una persona in sé. Era l’anima di tutto il popolo. Non ho mai visto, né prima né dopo averlo conosciuto, un rav che possedesse contemporaneamente tre qualità: il genio della Torà; una potente leadership con inviati in tutto il mondo; miracoli che accaddero intorno a lui, grazie a lui.

Mi sono domandato: quale nesso può esserci tra un ebreo nato in Russia e residente a Brooklyn con ebrei marocchini di Casablanca? Qual è la sua relazione con gli ebrei del Marocco, cosa lo mosse ad apportare loro assistenza, supporto morale? Egli semplicemente amava ogni israelita con tutto il suo cuore e si preoccupava per ognuno di essi, della nazione intera e non solo di un gruppo in particolare. Ogni ebreo gli stava a cuore. Egli desiderava ardentemente che ognuno seguisse le orme e le tradizioni dei genitori e dei nonni, sefaraditi o ashkenaziti. Un esempio viene a dimostrare il suo impegno.

Quando ci vedemmo nel 1986, il Rebbe richiese che il rabbinato di Israele organizzi dei Sedarìm di Pessach pubblici in ogni città, in modo che coloro che non avessero la possibilità di celebrarlo potessero farlo in un ambiente comunitario. Infatti, questi Sedarìm fecero affluire tanti israeliani che non avevano mai partecipato ad un Seder. Quando constatammo l’ampiezza dell’interesse suscitato da questa iniziativa, ci adoperammo a svilupparla ed oggi, grazie al Cielo, è in attività in numerose città e comunità in Terra Santa. Ma, a priori, come poteva interessare al Rebbe che in Israele si partecipi ad un Seder? La cosa era importante per lui, poiché senza l’idea di questo progetto, molti, proprio in Israele, non avebbero mai potuto assistere ad un Seder. Quando gli esposi il mio interrogativo mi rispose che si crucciava del «quinto figlio» di colui che non penserebbe mai a presentarsi al Seder, che nonsa neanche in che cosa consiste la ricorrenza di Pessach. Il Rebbe è l’unico uomo che io conosca che abbia inviato i suoi allievi più brillanti ai quattro angoli della terra per apportare appoggio agli ebrei che vi si trovano.

Quando ero seduto in sua compagnia era come se non ci fosse niente e nessun altro al mondo. L’arredamento del suo ufficio era spartano: una sedia semplice una cattedra semplice. Giorno e notte studiava la Torà e agiva per il bene collettivo. Non riesco a capire quando mangiava e dormiva. Nei nostri colloqui, parlammo a lungo delle vicissitudini e difficoltà che stava attraversando il popolo ebraico. Ero molto impressionato dalla conoscenza che aveva su ogni avvenimento in Israele, come se vi vivesse. Sapeva che in una determinata città c’era un problema con il mikvé (il bagno rituale) o che ad una determinata regione occorresse assistenza in un determinato ambito. Poi, con le udienze successive capii che era a conoscenza di ciò che accadeva in ogni angolo del mondo. Sapeva delle problematiche di ogni paese, di ogni città, come se vi abitasse in persona.

Non ho parole per descrivere l’onore che mi fece. Ebbi un grande privilegio di incontrarlo e di farmi accompagnare da lui all’uscio al termine del nostro quarto ed ultimo incontro. Le sue ultime parole mi sono rimaste impresse. Dopo un’ora e mezzo di conversazione, mi espresse la sua gratitudine per essere venuto. Avrei voluto ringraziarlo io per l’onore di avermi ricevuto, invece fu lui a ringraziarmi.

Egli non si faceva tanti complimenti quando era inquieto per una situazione. Eppure le sue parole erano sempre piene di amore e di sollecitudine. I dirigenti israeliani sapevano che  li amava con tutto il suo cuore ed erano consapevoli che quando indirizzava loro un rimprovero, era per il loro bene, erano ammonimenti carichi di amore fraterno, amore per il popolo ebraico intero e per ogni suo membro. Mi ricordo che una volta il Rebbe seppe di un complotto che  mirava ad umiliare un primo ministro israeliano. Fece tutto ciò che poteva per dissuadere gli istigatori. Biasimare azioni, sì; umiliare no! Occorre una forza fuori dal comune per sapere riprendere e amare allo stesso tempo. Questa forza gli veniva dalla filosofia Chabàd e dal Baal Shèm Tòv, fondatore del chassidismo. Il Rebbe non vedeva ebrei peccatori. Li avvicinava tutti, li accettava com’erano e li ricollegava alle loro radici. Sebbene fosse un immenso erudito, si angustiava anche per le persone estremamente ignoranti. Quando ci incontravamo, evocava sempre i meriti degli altri. Qualunque fosse l’argomento in questione, egli conduceva la conversazione sempre in direzione di persone che poteva encomiare. D-o è stato magnanimo nei nostri confronti regalando alla nostra generazione il Rebbe di Lubavitch. Temetti, tuttavia, che dopo la sua dipartita, l’edificio che aveva costruito crollasse. Ma, grazie a      D-o, c’è continuità, c’è un Bèt-Chabàd in qualsiasi posto del mondo, anche nei luoghi più remoti, Chabàd- Lubavitch è presente, ancora più presente di quando il Rebbe era in vita. Sì, c’è un seguito. Il Talmùd dichiara: «Nostro padre Yaacòv (Giacobbe) non è morto». I saggi chiedono: «Cosa significa che non è morto? L’hanno seppellito e pronunciato l’orazione funebre!». Il Talmùd spiega che poiché i suoi figli sono vivi, anch’egli lo è. Con le buone azioni e con il cammino che essi seguono, Yaacòv è ancora vivo. I figli del Rebbe sono i suoi discepoli, essi continuano a diffondere l’ebraismo come egli lo desiderava, egli è vivo tramite loro. Il Rebbe mi manca. È doloroso per me andare sulla sua tomba. Ma il Rebbe di Lubavitch ci ha lasciato i suoi insegnamenti, le istruzioni su come proseguire seconde le sue vie per unirci ad Hashem e alla Sua Torà.

 

Tratto da una lettera scritta

da Rav Mordechai Eliahu z”l

Traduzione di Myriam Bentolila

A cura di Sterna Canarutto

 

 

Categories: Storie | Leave a comment

Il nome di Balak

Quando Ula giunse in Babilonia [in provenienza da Israele], Rava gli chiese: «Dove hai pernottato?» Ula rispose: «a Kalnebo». Rava ribatté: «Non è scritto: ‘e non menzionerai il nome di altre divinità’?» Ula replicò: «rabbi Yochanàn insegna: ‘il nome di false divinità riportate dalla Torà può essere pronunciato». Infatti, sebbene sia autorizzato menzionare il nome di una divinità, è meglio astenersi dal farlo. Rabbi Yochanàn propone una regola del trattato Yereìm: «considerato che la Torà rimembra il nome di un dio, questi è automaticamente cassato e se essa lo pronuncia anche noi abbiamo il diritto di farlo».

 

Lo studio della Torà rafforza l’identità

 

Ogni ebreo ambisce ad osservare la legge e ad allontanarsi dall’idolatria. Studiare la Torà risveglia questo profondo desiderio ispirando al Ben-Israèl l’importanza di dedicarsi alla Torà e di rinnegare ogni altra forma di culto. Ciò viene a corroborare quanto sopra: se si studia la Torà con intensità e che ci si identifica ad essa, si sfrutta il potenziale divino che contiene e ciò fornisce la capacità di citare il nome di dèi al fine di annichilarne le influenze negative. Lasciando la santità della Terra di Israele e facendo ingresso in Babilonia, Ula percepì la transizione spirituale e sentì il bisogno di intensificare la negazione delle false divinità. Raccogliendo tutte le forze che aveva acquisito con lo studio quand’era in Terra Santa, disse il nome dell’idolo con l’intento di eliminare la sua nefasta ascendenza.

 

Il nome di Balak

 

Balàk era un persona negativa, un re immorale che odiava il popolo ebraico e che ne sperava la disparizione. Perché dunque il suo nome è stato immortalato diventando addirittura il titolo di una parashà? Denominare una parashà ‘Balak’ significa voler distruggerne le forze associate ad esso e, dato che il progetto del famelico monarca fu sventato, il suo nome, quindi, è un’eterna fonte di influsso positivo che dissuade qualsiasi persona o elemento dall’elaborare disegni malefici nei confronti del popolo ebraico. Non solo le sue cattive intenzioni fallirono, ma Bilam, il sinistro profeta che egli assunse per maledire il popolo, pronunciò, involontariamente s’intende, potenti benedizioni che si concretizzeranno con la venuta del Mashiàch. Pertanto, il nome Balàk non evoca solamente l’eliminazione del male, ma anche la sua trasformazione in bene. In certi anni la parashà Balàk viene letta congiuntamente alla parashà Chukàt.  Chòk è la categoria delle Leggi che   D-o impose senza fornire chiarimenti, Leggi che sono peraltro impossibili da afferrare dalla mente umana. Quando una persona fa risaltare la scintilla divina della sua anima esprimendola con cieca dedizione e fiducia, come quando applica un chòk, essa agisce sul suo ambiente nel bene, dacché disintegra i poteri nocivi trasformandoli in poteri benefici. Se questo schema, grazie all’opera dei figli di Israele, si estende al mondo intero, ci avviciniamo alla realizzazione delle profezie riportate in questa parashà: «Una stella uscirà da Yaacòv (Giacobbe), e un bastone si alzerà in Israele, schiacciando tutti i principi di Moàv e dominando tutti i discendenti di Shèt» con la venuta di mashiach.

Tratto da Likutei Sichòt

 

 

Categories: La Tavola di shabat | Tags: , , , , , , , , , , | Leave a comment

L’ascesa e la Discesa

Tutte le strutture fisiche tendono verso il loro più basso livello di energia”: questo è uno dei postulati della fisica moderna e si rispecchia nella dottrina Kabalistica della “discesa dei mondi”. Essa consiste nella visione secondo cui la creazione è vista come una progressiva discesa dall’energia infinita della Divinità fino alla materialità. Lo scopo ultimo di questa discesa è quello di dare a D-o una dirà betachtonìm – una dimora nei regni più bassi, dove la Gloria del Suo Regno possa diventare manifesta in virtù dell’effetto che il nostro impegno nella Torà e nelle Mitzvot ha sul creato.

La rivelazione della Maestà Divina che porterà alla rettifica finale del nostro mondo fisico offuscherà qualsiasi precedente rivelazione della Divinità nella storia. Per questo motivo, la “discesa verso la materialità” ha sopraffatto lo stato iniziale della sublime simmetria che ha caratterizzato l’inizio della Creazione.

Nella Kabbalà, la proprietà della “discesa” associata alla materialità raggiunge la sua ultima espressione nell’acqua, che per natura scorre verso il basso. La proprietà opposta, quella dell’ascesa spirituale, si rispecchia invece nella fiamma del fuoco, che consuma la materia mentre s’innalza verso l’alto. Alla fine, la forza di gravità associata all’acqua è più forte della forza della leggerezza connessa con il fuoco, esattamente come la materialità del mondo scavalca il suo desiderio interiore di essere consumato nella Divinità.

Secondo molti fisici, l’universo ha già raggiunto il suo più basso livello di distribuzione di energia; questo significherebbe, secondo la Kabbalà, che il mondo sta per entrare in nuovo stato di simmetria. Lo Shabbat può essere visto come una metafora di questa nuova realtà. Dobbiamo provare ad immaginare la creazione come un processo che avanza da uno status sabbatico di armonia ed equilibrio ad un altro. Il primo “Shabbat”, identificabile con l’espansione infinita della Luce Divina che in origine permeava tutta la realtà, era un riflesso del “primo pensiero” di D-o sull’imminente creazione che ne sarebbe subito seguita: questo primo pensiero consisteva nell’idea che il mondo avrebbe dovuto essere costruito sulla base del principio del din, ossia del giudizio severo, che avrebbe contribuito a creare la versione ideale del mondo. La simmetria che questo piano comportava consisteva in una perfetta uniformità, ispirata alla perfetta Unicità della Luce Divina da cui il progetto era scaturito.

Un’ulteriore intenzione, però, emerse con la decisione di D-o di applicare congiuntamente al din anche il principio di rachamìm, la compassione Divina. Questo attributo è stato il vero responsabile della versione più “tollerante” che la creazione ha alla fine adottato, trovando una collocazione  per l’imperfezione della realtà materiale finita. Avendo così cominciato la sua discesa, l’universo intraprese il corso verso lo Shabbat futuro, quando il mondo sarà redento dalla sua inquietudine.

L’idea dei due principi opposti coinvolti nella creazione è illustrata nel famoso midràsh che descrive come i due attributi di chèsed (benevolenza) e  emèt (verità) si presentarono dinnanzi a D-o prima della creazione, discutendo se fosse il caso di creare il mondo. La Verità chiese che il mondo non venisse creato del tutto, poiché sarebbe stato pervaso dall’asimmetria della menzogna e della falsità; la Benevolenza, ribattendo che una creazione materiale non può mai giustificare se stessa, chiese che il mondo venisse creato nonostante la falsità, anche solo in nome della Bontà Divina e dell’opportunità che ci sarebbe stata nella vita del mondo di farsi del bene l’un l’altro. Il midràsh si conclude con il parere di D-o favorevole alla Benevolenza e con l’atto di D-o che gettò a terra la Verità, un atto che dimostrava la Sua volontà di attenuare l’idealismo più rigido con l’empatia, e la Sua valorizzazione della realtà materiale finita ed imperfetta.

 

Il vero scopo e destino della creazione richiedono che l’Anima Divina si rivesta di un corpo fisico, per poter compiere la Volontà Divina attraverso l’osservanza nella vita terrena della Torà e delle Mitzvòt; ciò rappresenta il livello più basso della discesa, necessario alla successiva ascesa e suo pre-requisito, poiché questo modello di vita susciterà il risveglio dello Spirito Divino che ora giace latente nell’universo. Questo risveglio rivelerà la vera intenzione di D-o con la discesa della creazione: la santificazione finale del Suo Nome e del Suo Regno assieme all’ascesa dell’umanità e di tutto il creato verso un livello infinitamente più alto dal quale essi sono venuti ad esistenza.

 

“Che la Benevolenza e la Verità s’incontrino; che la Giustizia e la Pace si bacino. Che la Verità spunti dalla terra e la Giustizia faccia capolino dal Cielo” (Salmi 85: 11-12). Questa è la simmetria rivelata tra la bontà e la verità di cui godrà il mondo quando entrerà nello Shabbat eterno, ossia nell’Era Messianica – che ciò si avveri presto ai nostri giorni, Amèn.

 

Di Rav Yitzchak Ginsburgh,

Per gentile concessione di Chabad.org

 

 

Categories: Scienza e Torà | Tags: , , , , , , , | Leave a comment

L’età dell’universo

Ci troviamo nell’anno 5771 dalla creazione del mondo.
Tante sono le spiegazioni, i midrashìm e i commenti dei Maestri al riguardo, ma la verità è una.
Diversamente, la scienza ha proposto teorie diverse sull’origine e sull’età dell’universo. Tutte queste teorie però sibasano su presupposti tali per cui esserimangono solo delle “teorie”.

1. Si tratta di teorie avanzate sulla basedi dati osservabili per un periodo di tempolimitato, di pochi decenni o, nel miglioredei casi, di un paio di secoli, macomunque non sufficiente a renderle piùche “teorie”, considerato che pretendonodi andare indietro di milioni di anni.

 

2. Sulla base di questi dati non eccessivamentenumerosi, gli scienziati hannocostruito teorie con il metododell’estrapolazione. Essa consiste nel trarrededuzioni che vanno oltre alla gammadei dati conosciuti, sulla base di alcunevariabili all’interno della gamma di daticonosciuti. Ad esempio, supponiamo diconoscere le variabili di un elemento sottopostoad una temperatura che va da10° a 100°; facendo assegnamento suqueste variabili stimiamo quale possaessere la reazione dell’elemento a 101°,200° o 2000°. E’ chiaro che questo metododà risultati che hanno un alto marginedi incertezza. Basandosi su questo metodo,procedendo dal conseguenteall’antecedente (e non viceversa) ed estendendosia migliaia (secondo gli scienziatimilioni o bilioni) di anni, viene stabilita l’età dell’universo.

 

3. Queste teorie non tengono conto del fatto (su cui peraltro tutti concordano) che all’origine del mondo le condizioni di temperatura, pressione atmosferica, radioattività e numerosi altri fattori erano completamente diversi da quelli attuali.

 

4. Tutti concordano sul fatto che nello stadio iniziale ci devono essere stati numerosi elementi radioattivi che adesso non esistono più o sono ancora presenti ma in quantità minime; alcuni di essi hanno il potere, anche a piccole dosi, di provocare cataclismi.

 

5. Da queste teorie si deduce che la formazione del mondo è iniziata con un processo di combinazione di singoli atomi o di componenti dell’atomo e con la loro conglomerazione e consolidazione, coinvolgendo processi e variabili assolutamente sconosciuti.

In breve, tutte le teorie che hanno a che fare con l’origine del cosmo e la sua datazione sono (per ammissione degli stessi scienziati) molto deboli. Non c’è da meravigliarsi, quindi, che esse si contraddicano e siano tra loro incompatibili. La data verosimilmente più lontana secondo una teoria risulta la più vicina secondo un’altra. Un’accettazione acritica di qualsiasi teoria può portare quindi a conclusioni fallaci ed ingannevoli. Tutto ciò non vuole screditare il metodo scientifico. Il progresso tecnologico non sarebbe possibile se non sono ammesse determinate leggi fisiche, anche senza che esse si debbano per forza ripetere inmaniera identica. Vuole solo sottolineare che la scienza può procedere solo perteorie e non per certezze. L’incertezza è direttamente proporzionale alla distanzain termini di tempo dal fatto empirico.Tenendo presente tutto ciò, è del tutto fuori luogo parlare di un vero e proprio“conflitto” tra Torà e scienza. Infatti, come detto sopra, le condizioni di temperatura, pressione atmosferica, radioattivitàe numerosi altri fattori presentiin epoca “preistorica” erano completamente diversi da quelle attuali e, non possedendo sufficienti strumenti di calcolo emisurazioni in presenza di fattori sconosciuti,non è affatto esclusa, ad esempio,la possibilità che i dinosauri ed altre creature esistessero 5771 anni fa e si sianofossilizzati in seguito a terribili cataclisminaturali nel giro di pochi anni anziché in milioni di anni.

Inoltre considerando il fatto che il mondo è stato creato ex nihilo, D-o creò il mondo già maturo. Come Adamo che non fu creato come un neonato ma come una persona già sviluppata che sembrava avesse l’età di vent’anni, così anche il resto dell’universo fu creato già con un età.
E se per ipotesi fosse venuto uno scienziato e avesse preso in analisi un albero dell’età di un solo giorno avrebbe comunque stabilito secondo gli studi scientifici che quell’albero datava di chissà quanti anni….

Per gentile concessione di Chabad.org

Categories: Scienza e Torà | Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , | Leave a comment

Senza Fine

‘Dal padre si impara ciò che si dovrebbe fare, Dalla madre si impara chi si dovrebbe essere’. Il suo rispetto per le donne è infinito. ‘Qualche volta non si sa se punire un bambino o abbracciarlo. Se lo si punisce quando meriterebbe un abbraccio, si compie un grave errore. Se lo si abbraccia quando meriterebbe una punizione, si sarà solo corso il rischio di portare un po’ di amore in più in questo mondo’. Alla vista dei bambini i suoi occhi si illuminano. ‘Non credo nella filosofia. Credo in idee in grado di cambiare le persone’. I suoi insegnamenti hanno rivoluzionato la vita di innumerevoli persone. ‘A ognuno è dato tutto il necessario per compiere la propria missione in questo mondo. Ogni individuo ha un compito differente ed è dotato di capacità diverse per compierlo. Ai  ‘diversamente abili’, D-o ha dato potenzialità molto più alte delle persone normali. Per compensare ciò che non possiedono fisicamente. Non sono ‘handicappati’. Sono persone speciali’. Queste le parole da lui pronunciate davanti a un soldato israeliano rimasto senza gambe, ‘Per capire se da una cosa scaturirà un vantaggio materiale, bisogna valutare se è spiritualmente corretta. Un business che richiede di infrangere i propri principi morali, non porterà mai a nessun risultato’. Se il mondo del business lo avesse ascoltato molte crisi sarebbero state evitate. ‘Lo stolto pensa che ciò che non è spiegabile razionalmente non esiste. Il saggio sa che l’esistenza stessa non può essere spiegata’. La sua capacità di aprire gli occhi sui miracoli quotidiani, ha trasformato il suo compleanno in Education Day negli Stati Uniti. ‘Ormoni, vitamine, cromosomi, costituiscono solo una minima parte del corpo umano. Eppure, sono elementi cruciali per la vita. Gli ebrei sono la più piccola minoranza di tutte le genti del mondo. Eppure sono gli elementi vitali della storia dell’umanità. Gli ebrei sono il cuore del mondo. Se sono sani, il mondo è sano’. Ogni ebreo possiede un valore intrinseco ai suoi occhi. ‘ Quando conti i gioielli non ti stanchi mai’ è una delle frasi pronunciate dopo un’intera giornata trascorsa in piedi a elargire benedizioni e consigli. Questi sono alcuni estratti del pensiero del Rebbe. Coniugare i verbi al passato parlando di lui sarebbe impossibile. Perché i suoi insegnamenti, le sue parole, la sua saggezza, come ogni cosa spirituale, non avranno mai fine.

Gheula Canarutto Nemni

Categories: Editoriale | Tags: , , , , , , , , , , , | 1 Comment

Matrimonio misto e insonnia

Rav Chaim Zvi Shwarz era il direttore e fondatore di una scuola Ebraica di grande successo in Brasile, nella quale studiavano centinaia di giovani allievi, molti dei quali appartenenti a famiglie non religiose. Un giorno un’elegante coppia di mezza età bussò alla porta dell’ufficio di rav Shwarz.  Egli riconobbe subito la coppia, erano i genitori di uno dei suoi allievi. I genitori si sedettero di fronte a lui, guardandosi nervosamente l’un l’altro. Il marito fece un cenno alla moglie, ed essa, rivolgendosi al direttore, cominciò a parlare con voce soffocata.

“Rav Shwarz, lei ci deve aiutare. Non sappiamo più a chi rivolgerci; è una tragedia!  Nostra figlia maggiore ci ha appena annunciato il suo fidanzamento con un non Ebreo!” Ella scoppiò in lacrime, soffocando i singhiozzi nel fazzoletto. Apparivano entrambi fuori di sé dall’angoscia. “È vero che non siamo mai stati molto osservanti, – disse il padre – ma non avremmo mai immaginato, che le cose arrivassero a questo punto. Oh, se l’avessimo saputo! Rav Shwarz, la prego, faremo qualsiasi cosa ci direte, solo salvate nostra figlia!” Anche il padre, a quel punto, cominciò a piangere. Rav Shwarz ascoltò in silenzio, dopodichè acconsentì a fare tutto quanto era nelle sue possibilità. Senza perder tempo, si fece dare il  numero di telefono della figlia e la chiamò. Con sua grande sorpresa, la ragazza gli rispose molto gentilmente e disse perfino, che sarebbe stata molto contenta di potersi incontrare con lui per una conversazione a quattr’occhi.

Il giorno seguente, rav Shwarz sedeva nell’appartamento della giovane ragazza e tentava di convincerla, con ogni possibile argomentazione, a cambiare idea, riguardo al suo matrimonio. Egli si appellò alle sue emozioni, alla sua lealtà, alla sua logica, alla sua fede, ecc., fino a che, tre ore dopo, si trovò ad aver esaurito qualsiasi ulteriore risorsa. “Bene, rav Shwarz, la ringrazio molto” disse la ragazza, alzandosi in piedi in segno di congedo. “Apprezzo molto tutto il tempo, che lei mi ha dedicato, veramente, ma vede, rav Shwarz, Edoardo ed io ci amiamo e abbiamo deciso di sposarci. La data delle nostre nozze è già fissata. So che questo non è ciò che avrebbe voluto sentire, ma, esattamente come lei vive la sua vita, io devo vivere la mia. La ringrazio ancora per le sue buone intenzioni” disse, mostrandogli educatamente la porta. Rav Shwarz uscì dall’appartamento col morale a terra. Il caso era senza speranza, aveva fallito. Si può immaginare, poi, come si sentirono i genitori della ragazza, quando sentirono come era andata.

Una settimana dopo, mentre era seduto nel suo ufficio, un pensiero fulmineo passò per la mente del rav. “Ma certo! Chiamerò il Rebbe di Lubavich! Come ho fatto a non pensarci prima?!” Rav Shwarz non era un chassìd Chabad, ma era molto legato al  Rebbe di Lubavich, e spesso chiedeva il suo consiglio. Di fatto, era stato il Rebbe, che gli aveva consigliato, più di dieci anni prima, di trasferirsi in Brasile e cercare lavoro lì, ed ora, grazie a quel consiglio, centinaia di anime erano state salvate da un’assimilazione certa. Uno dei segretari del Rebbe, rav Hodakov, rispose al telefono e ascoltò la descrizione del problema. “Per favore, dica al Rebbe il mio nome,” concluse rav Shwarz. “Può essere che si ricordi di me. Devo assolutamente avere una risposta al più presto; è urgente.” Il segretario gli disse di attendere in linea e, un minuto dopo, tornò con la risposta. “Il Rebbe dice di andare dalla ragazza e di dirle che, a causa della sua decisione di sposare un  gentile, vi è un Ebreo a New York, che non può dormire di notte.” Rav Shwarz rimase completamente confuso. “Un Ebreo a New York non può dormire? Chi è, qual’è il suo nome?” La conversazione fu improvvisamente interrotta, e, dopo un istante, la voce inconfondibile del Rebbe si inserì e disse: “Il suo nome è Mendel Shneerson!…”

Rav Shwarz trasalì, mentre la sua confusione aumentava. Ringraziò comunque il Rebbe e lo salutò. “A cosa servirà?”, pensò dentro di sé, dopo aver chiuso il telefono. “Non ha senso! La ragazza semplicemente riderà di me!” Mentre era ancora immerso nei suoi pensieri, il telefono squillò e, quando sollevò la cornetta, rav Shwarz sentì di nuovo la voce del segretario del Rebbe. “Pronto, rav Shwarz? Il Rebbe mi incarica di dirle, che un chassìd fa quello che gli viene chiesto con gioia, e non con pessimismo. Il Rebbe aggiunge anche, che è possibile dire alla giovane,  che ella lo ha già incontrato e che lo conosce.” Non meno confuso, rav Shwarz chiamò comunque la ragazza e la convinse ad incontrarlo un’altra volta, l’indomani, poiché aveva qualcosa di nuovo da dirle.

“Questo è quello che doveva dirmi!?” ella gridò indignata, quando si incontrarono il giorno seguente, nell’appartamento dei genitori. “Senta, rav Shwarz,” continuò furiosa la ragazza, “l’altra settimana l’ho ascoltata per tre ore, oggi ho preso un permesso dal lavoro! Ora voglio che mi lasciate in pace, se no chiamo la polizia! Io non conosco nessun Ebreo a New York e non riesco ad immaginare come la mia condotta possa disturbare lì, il sonno di qualcuno! Ed ora, per favore, smettetela di disturbarmi!” Rav Shwarz, però, era ormai troppo coinvolto nella cosa, per potersi ritirare ora. “Lei conosce quest’uomo,” le disse. “È un Rebbe famoso!” “Senta, l’unico rabbino che io conosco, è lei, e comincio a pentirmene!” disse la giovane, alzandosi, pronta ad andarsene. “Aspetti, aspetti, le mostrerò la sua foto,” disse rav Shwarz, cominciando a sentirsi lui stesso un po’ matto. Insieme ai genitori, iniziò a cercare affannosamente, finché, all’interno di una rivista, non trovarono una foto del Rebbe. “Ecco, riconosce quest’uomo?” La ragazza lanciò frettolosamente uno sguardo adirato alla foto, quando, improvvisamente, il suo volto si fece serio. Ella si sedette allora, continuando a fissare la fotografia.

“Chi è quest’uomo?”, chiese, e, dopo aver ottenuto la risposta, continuò: “Quest’uomo mi è apparso in sogno nelle ultime notti, pregandomi di non sposarmi con un gentile, ma io non vi ho fatto caso. Pensavo che, a causa del nostro incontro, mi  capitasse ora di sognare rabbini. Adesso capisco perché quest’uomo non dorma la notte…è occupato a parlare con me!” Una settimana dopo, il matrimonio fu rimandato e, poco tempo dopo, del tutto annullato!

 

 

Categories: Storie | Tags: , , , , , , , | Leave a comment