Il miracolo di Hanukkah del 1939 ebbe luogo a casa nostra, a Kaunas in Lituania. Avevo undici anni a quel tempo e per me quella era una normale vacanza Hanukkah, con un sacco di regali, le candele accese e i canti di Hanukkah. Qui c‘è quanto è accaduto, così come l‘ho registrato nel mio manoscritto originale.
Subito dopo l‘invasione nazista della Polonia, diecimila profughi fuggirono dalle persecuzioni naziste verso le regioni confinanti la Lituania. A quel tempo la Lituania era ancora un paese democratico e indipendente, e le comunità ebraiche lituane aprirono le loro case e i loro cuori ai profughi. I profughi ebrei che avevano sperimentato gli orrori nazisti di prima mano sapevano con certezza che la Lituania non sarebbe stata risparmiata, e assediarono tutte le ambasciate straniere, nel disperato tentativo di ottenere il visto per espatriare dal paese. Ma il mondo voltò le spalle agli ebrei e molto pochi visti furono rilasciati. Successivamente, quasi per miracolo, la persona più inaspettata venne in soccorso ai profughi Ebrei: il console giapponese Chiune Sugihara, rappresentante di un paese che si era alleato con i nazisti, il quale cominciò a rilasciare i visti per i profughi. Ne rilasciò a migliaia. Il miracolo cominciò a prendere forma a casa nostra a Kaunas, Lituania, una sera di Hanukkah del 1939.
«Avevo undici anni quando incontrai Chiune Sugihara, il console giapponese di Kaunas. Era il dicembre 1939 e stavamo celebrando Hanukkah, la festa delle luci. Per noi bambini era una festa particolarmente preferita, perché a Hanukkah tutti i membri della famiglia ci davano soldi. Qualche volta ricevevamo persino dei soldi da amici. Ma quell‘anno decisi di dare tutti i soldi che avevo raccolto al fondo per i profughi ebrei. In realtà, nessuno mi chiese di fare questo, ma quando le signore della commissione per i profughi vennero a casa nostra, in un impulso improvviso diedi loro i dieci Lit che avevo raccolto. Dieci Lit erano una grossa somma di denaro persino per gli adulti, e immediatamente me ne pentii, perché avevo un sacco di progetti con quella somma di denaro, ma ormai quello che era fatto era fatto. Le signore furono molto colpite dal mio gesto e mi assicurarono che i soldi sarebbero stati usati per comprare i visti per i profughi che volevano lasciare la Lituania.
Quella settimana al cinema Metropolitan davano un film di Stanlio e Olio. Morivo dalla voglia di vedere il nuovo film, ma non mi erano rimasti più soldi in tasca: li avevo dati tutti ai profughi. A mia madre dispiaceva vedermi in quelle condizioni e mi voleva prestare i soldi, ma mio padre s‘impose. “Devi rimanere fermo su certi principi. E‘ stato un atto di grande nobiltà da parte tua dare i soldi per i profughi, ma adesso non devi venire a piangere da noi per un rimborso”. Mio padre mi disse tutto quello con un certo tono di voce che conoscevo fin troppo bene. E la cosa che mi rendeva più furioso era il fatto che aveva ragione. La mia ultima speranza era la zia Agnuska. Lei avrebbe avuto pietà di me. Sapeva che andavo pazzo per Stanlio e Olio.
Avevo preso un appuntamento con Vova ed Izia, i gemelli Glass, conosciuti come i Glazukes.
Dovevamo incontrarci allo sportello dei biglietti per lo spettacolo del pomeriggio. Prima che partissi, mia madre si assicurò che fossi ben vestito e avessi il cappello e i guanti. “Fa‘ in modo di essere di ritorno prima di sera”, mi disse. La neve scrocchiava sotto le mie scarpe, scintillando bianca sotto il sole pomeridiano. Era freddo, ma non mi dava fastidio. Stavo andando al cinema, e tutto il resto non m‘interessava. C‘era una guerra in corso là fuori, in un posto lontano da noi, e i tedeschi avevano preso la Polonia, ma se non fosse stato per i profughi ebrei che arrivavano a fiumi in Lituania, non ce ne saremmo accorti.
Sulla strada per arrivare al negozio di zia Agnuska vidi delle Menorah con le candele alle finestre delle case ebraiche. Quando entrai nel negozio lei stava servendo un uomo elegantemente vestito con strani occhi obliqui. Agnuska gli stava parlando in russo. “Ah il mio caro nipote è venuto per i suoi soldi di Hanukkah, scommetto”, mi disse sorridendomi. O non si ricordava che mi aveva già fatto un prestito, oppure voleva risparmiarmi l‘umiliazione di chiederle un‘altra elargizione. Doveva essere stata informata della mia generosità dalle signore del comitato, e anche quello poteva essere il motivo. In ogni caso, non le avrei dato nessuno argomento.
“Vieni a conoscere sua Eccellenza, il console del Giappone, il signor Sugihara”, disse quando mi vide sgranare gli occhi davanti a quell‘uomo. Camminai lentamente e stesi la mano. “Piacere di conoscerla, Signore”, dissi educatamente. Solennemente mi strinse la mano e mi sorrise. C‘era humor e gentilezza in quegli occhi strani. Provai un‘immediata simpatia per quell‘uomo. Mi ricordai di quello che mio nonno una volta mi aveva detto: “Ricorda, gli occhi sono lo specchio dell‘anima di una persona. Se li osservi abbastanza da vicino, puoi vedere quello che c‘è dietro.” Ho conservato questo detto di mio nonno, come molti altri suoi detti incomprensibili. Ma quando guardai quell‘uomo, improvvisamente capii quello che voleva dire. C‘era qualcosa in quegli occhi che mi faceva intuire l‘uomo che c‘era dietro. Percepii un‘aura di bontà e gentilezza intorno a lui, non riuscivo a spiegare.
Zia Agnuska, che notò il mio strano comportamento, rise. “Vuoi andare al cinema e hai bisogno dei Lit, vero? “Scossi la testa velocemente, sempre guardando il signor Sugihara. Mentre Agnuska si dirigeva verso il registratore di cassa, lui tirò fuori dalla sua tasca una scintillante Lit. e me la porse. “Poiché adesso è Hanukkah, considerami tuo zio”, mi disse, e mi diede la moneta. Esitai un momento, poi presi la moneta e dissi qualcosa di totalmente inaspettato: “Dal momento che lei è mio zio, dovrebbe venire sabato alla nostra festa di Hanukkah. Ci sarà tutta la famiglia.” Rimasi stupito della mia audacia e non avevo idea di che cosa mi avesse spinto a dire una tale cosa.
Agnuska, che stava ritornando con i soldi, ascoltò la nostra conversazione e mi guardò con incredulità.
“Ora che ci penso, non sono mai stato a una festa di Hanukkah. Ci verrei volentieri. Ma non pensi che dovresti chiedere prima ai tuoi genitori?” disse con un sorriso. Agnuska ci guardò. “Sono sicura che sua Eccellenza sarà occupata.” Disse un po‘ imbarazzata, ma poi aggiunse subito: “Ma se è libera e vuole venire, è cordialmente invitata,” disse un po‘ confusa. “Allora d‘accordo. Ci vedremo sabato,”disse stringendomi la mano.
Si stava facendo tardi, e se volevo andare al cinema dovevo correre. Prima di partire sentii Agnuska che faceva i preparativi per l‘incontro di sabato. Quando tornai a casa dal cinema, zia Agnuska era lì. Mi guardavano tutti in modo strano e zia Agnuska mi sorrise. Capii che doveva averli informati del mio strano comportamento con il console Giapponese e del fatto che l‘avevo invitato alla festa di Hanukkah. Mi sentivo in colpa, e non sapevo che cosa dire ai miei genitori. Vedendo il mio dispiacere, mio padre alzò la mano e disse:
“Aspetta, prima di parlare lascia che ti dica che quello che hai fatto è buono. Se pensi di invitare uno straniero alla festa, credo che questo vada più che bene. Non devi mai sentirti in colpa per aver offerto ospitalità a degli stranieri.”
Quella sera la candela accesa era la sesta, e molti membri della famiglia arrivarono prima, perché avevano sentito delle voci circa un ospite misterioso che sarebbe arrivato quella sera. Proprio alle sei Agnuska arrivò con il signor Sugihara e sua moglie Yokiko. Indossava un abito nero molto elegante, mentre il signor Sugihara indossava un formale abito a strisce. Non dimenticherò mai quella sera di Hanukkah. Mi rimarrà impressa nella mente finchè vivrò.
Poiché c‘erano distinti ospiti, cantammo le canzoni di Hanukkah con un fervore speciale e le candele di Hanukkah avevano una luce particolare. C‘era un‘atmosfera di familiarità e calore.
Cinquantacinque anni più tardi, quando ci incontrammo in Giappone, la signora Yokiko Sugihara mi disse che non si erano mai dimenticati della festa di Hanukkah a Kaunas. Nel suo libro “Visti Per la Vita”, la signora Sugihara. scrisse:
“La decisione di Chiune Sugihara di concedere i visti può essere stata influenzata da un bambino di undici anni di nome Solly Ganor, che invitò il signor Sugihara a festeggiare la sua prima Hanukkah nel 1939 con la sua famiglia. Questo è stato il primo contatto di Sugihara. con un ebreo a Kaunas.”
Anche se ero del tutto inconsapevole, la minima parte che posso aver avuto nell‘influenzare Chiune Sugihara, voglio considerarla come il più grande risultato della mia vita.
