Il rituale
Nella parashà di nassò si legge la birkat cohanim: “Possa Ha-shem benedirvi e mantenervi. Possa Ha-shem far brillare il Suo volto su di voi e possa essere benevolo con voi. Possa Ha-shem innalzare il Suo volto su di voi e possa darvi pace”.
Di cosa tratta la benedizione sacerdotale? Quali sono i poteri di questa benedizione? Come si distingue questa benedizione da quelle che pronunciamo per noi?
Due forme di preghiera
Tipicamente ci avviciniamo a D-o in preghiera per fare una richiesta. Contempliamo le nostre vite e i nostri bisogni e poi procediamo a fare le nostre richieste a D-o. Ha-shem ascolta attentamente. Ascolta le nostre parole ma legge i nostri cuori. “Hai delle esigenze che vuoi che avveri”?, Ha-shem medita, “ma ho dei desideri che vorrei che tu esaudissi”. Vediamo come ti occuperai bene dei miei desideri. Poi deciderò come mi prenderò cura dei tuoi”.
Un kohen si avvicina a D-o in modo differente. Riversa il suo cuore con la preghiera e dice: “D-o amato, so quanto ami i tuoi figli e quanto ami provvedere alle loro necessità. Felicemente sono nella posizione di offrirti una tale opportunità. Questo è ciò di cui i tuoi figli hanno bisogno e così potrai prendere parte al tuo passatempo preferito di prenderti cura di loro”.
Il kohen, un discendente di Aharon, eredita le qualità spirituali di Aharon. Aharon era famoso per il suo carattere benevolo. Infatti, il nome ebraico “Aharon” è un abbreviativo di due parole ebraiche “ahavà rabbà”- “grande amore”. Aharon amava D-o e amava il suo popolo. Quando pregava per il popolo ebraico, rifletteva sugli oggetti del suo amore. Da una parte pensava al popolo e ai suoi bisogni; dall’altra pensava all’amore di D-o per il suo popolo e a come Ha-shem ama dare ai suoi figli.
Aharon pregava assolutamente con ingenuità, in assoluta devozione e amore. Il suo fervore, a sua volta, risvegliava l’amore Divino. Ha-shem ascoltava attentamente e diceva: “Tu desideri provvedere per me e io desidero provvedere per te”. Il kohen, che eredita questa qualità da Aharon, è dotato della stessa capacità.
Palmi allungati
Ciò spiega perché il kohen allunga i palmi verso la congregazione invece della posizione tradizionale di preghiera, in alto verso D-o. Con il suo palmo il kohen forma un recipiente nel quale Ha-shem versa la benedizione. Un palmo steso verso l’alto forma un recipiente per noi stessi da cui potremo bere dopo. Un palmo steso all’esterno forma un recipiente attraverso il quale Ha-shem incanala la sua benedizione ad altri.
A questo punto il kohen non è un supplicante ma un canale. Egli non prega per amore nostro ma per amore Divino. Egli non chiede affinché ci raccogliamo ma affinché D-o ci dia. E’ questo modo di chiedere che D-o ama di più. Esso suscita una risposta immediata dall’alto che è indifferente a qualsiasi ostacolo.
Per amore
Per questo il kohen introduce la sua benedizione con le parole “per benedire il Suo popolo Israel con amore”. Egli parla dell’amore tra D-o e il popolo ebraico e anche dell’amore tra gli ebrei , perché quando i figli di D-o sono uniti il recipiente si riempie interamente e adempie alla sua funzione propriamente.
I Saggi scrivono che il “recipiente” più adatto per contenere la benedizione è l’unità. Senza unità il recipiente si rompe; con unità il recipiente è solido. La parola ebraica “klì”, recipiente, è un acronimo delle tre congregazioni che formano la comunità ebraica – kohanìm, leviìm e Israel. Quando c’è amore tra gli ebrei, i tre componenti del klì sono uniti e quindi il nostro recipiente è forte; così il kohen può incanalare la benedizione alla comunità con successo.
Tratto da likutè sichot
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