I mille volti di un’identità

Anversa, Belgio. Seconda guerra mondiale. I tedeschi sono appena entrati nella città. La prima cosa che fanno, dopo aver appoggiato il proprio piede sul suolo usurpato, è entrare nella Sinagoga Centrale. Fanno uscire tutti gli ebrei che vi si trovavano all’interno per studiare e pregare. E lì, nel cortile del tempio,accatastano metodicamente tutti i rotoli della Torà. Dopo aver controllato di non aver lasciato nessuna traccia  delle parole di D-o, appiccano il fuoco. Intorno, centinaia di uomini con peot e cappelli di pelliccia stanno immobili e osservano le lettere della Torà svanire davanti ai propri occhi. Nessuno osa reagire. Il silenzio è interrotto solo dal crepitio delle fiamme. All’improvviso un ebreo rompe l’immobilità. E si getta nel fuoco. Dopo pochi secondi ne esce abbracciando uno dei rotoli anneriti. Scappa. I tedeschi lo inseguono. Sparano. Ma l’uomo svanisce nel nulla. Ora chiudete gli occhi. Immaginate la scena. Provate a descrivere nella vostra mente l’uomo coraggioso. Come lo vedete? Con barba? Cappello? Kippà? Acqua, acqua, direbbe un bambino facendovi capire che siete lontani dal trovare la giusta risposta. L’uomo non ha la barba. Non porta il cappello. E, sulla testa, nessuna kippà. Il nostro eroe è un ragazzo di diciassette anni appena uscito da una partita di calcio, che si sta avviando verso la propria casa. Quando sente un grande trambusto. E un acre odore di bruciato. Si affaccia al cortile della sinagoga. E, in una frazione di secondo, capisce tutto. Comprende che il rotolo della Torà è composto di lettere nere e una pergamena bianca. Sa che ci sono persone che vivono cercando di seguire quelle lettere. Ma lui non è uno di quelli. Lui si definisce un ebreo laico. Appartiene al movimento giovanile dell’Hashomer Hatzair. E quelle lettere, che il fumo sta portando via con sè, non le ha mai neppure lette. Quello che rimane è la pergamena bianca, l’anima del rotolo. E lui la vede, la sente, la percepisce nell’intimità del proprio io. Può avere vissuto senza una lettera di quei rotoli, ma quei rotoli fanno comunque di lui quello che lui è. L’essenza ebraica che sopravvive al di là di tutto, gli parla attraverso le fiamme. Gli fa mettere in pericolo la propria vita pur di mettere in salvo un rotolo che non è mai andato neppure a baciare. Sessant’anni dopo il nostro eroe si ritroverà seduto accanto a un rabbino. E, dopo aver appoggiato il cappello sulle proprie gambe e accarezzato la kippà che ora porta in testa, gli racconterà questa storia. Di quei pochi minuti giunti senza preavviso, che gli hanno fatto capire la propria essenza.

 

Gheula Canarutto Nemni

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