Approfondimenti sull’Hagada di Pesach

“Vai e impara cosa l’arameo Labano cercò di fare a tuo padre Giacobbe. Il Faraone emanò il suo decreto solo sui maschi, mentre Labano cercò di distruggere tutto”. Questo passo della Haggadà di Pèsach presenta tre difficoltà. Prima di tutto è un commento della frase del Deuteronomio “Aramì ovèd avì” che, secondo la maggioranza dei commentatori, significa “Mio padre era un viandante arameo”, riferendosi o a Giacobbe, che scappò ad Aràm (ossia Charàn, dove viveva Labano), o ad Abramo, che lasciò Aràm per ordine di D-o e si recò in terra di Canaan. In entrambi i casi, non significa che “un arameo cercò di distruggere mio padre”. Inoltre, non troviamo da nessuna parte che Labano tentò effettivamente di annientare Giacobbe. Lo ingannò, tentò di sfruttarlo, lo trattò da lavoratore non pagato (vedi Genesi cap. 31), ma non provò a distruggerlo né a ucciderlo, come invece fece il Faraone con i bambini maschi. In ultimo, la Haggadà e il Sèder riguardano la schiavitù e il lento genocidio contro gli ebrei e la salvezza e la liberazione ad opera di D-o: perché sminuire questa narrativa dicendo che in realtà il Faraone non era poi così malvagio e Labano era peggio?

 

La Vicenda

Il comportamento di Labano è il paradigma degli antisemiti di tutte le epoche. Quello che la Haggadà vuole sottolineare non è tanto quello che Labano fece nella pratica ma quello a cui il suo comportamento ha portato, secolo dopo secolo. Comincia dimostrandosi amico, offrendo a Giacobbe rifugio dal fratello Esaù che voleva ucciderlo. Però si scopre presto che il suo gesto era ben più egoistico che altruistico. Giacobbe infatti si trova a lavorare per lui sette anni per avere in sposa Rachele. Il giorno della cerimonia Labano sostituisce Rachele con la figlia più grande Lea e Giacobbe si ritrova a dover lavorare altri sette anni per Rachele. Appena nasce Giuseppe, Giacobbe vuole lasciare Charàn ma Labano protesta, e così il patriarca lavora altri sei anni. I figli di Labano lo accusano di arricchirsi alle spese del padre, e a questo punto Giacobbe si accorge della portata dell’ostilità di Labano, e le sue mogli sono d’accordo con lui: “Ci tratta come estranee! Ci ha vendute e speso tutto il denaro!” (Genesi 31:14-15). Il patriarca, non vedendo altra soluzione e non potendo fare niente per convincere Labano a lasciarli andare, prende tutta la sua famiglia e scappa. Labano lo insegue, con l’intenzione evidente di riportarli indietro, che deve però abbandonare perché D-o gli appare in sogno e gli dice di non dire niente a Giacobbe, né in bene né in male. Quando poi incontra Giacobbe gli dice: “Le figlie sono mie; i figli sono miei; il bestiame è il mio! (Ibid. 31:43), come a dire che tutto ciò che ha dato a Giacobbe nelle sue intenzioni è sempre rimasto suo. Giacobbe non è una persona ma un possesso di Labano, senza diritti e senza esistenza indipendente. Ciò che adira e irrita di più Labano è che Giacobbe mantiene la sua dignità e indipendenza. Ancora presso Labano il patriarca trova sempre un modo per andare avanti e districarsi da situazioni complicate. In altre circostanze probabilmente avrebbe fatto diversamente, ma in quel contesto doveva combattere con un avversario astuto e maligno e avvantaggiato in partenza, e riesce anche a mantenere la sua libertà.

 

La Lezione

Labano è il primo antisemita della storia. In ogni epoca gli ebrei dovettero fuggire dall’Esaù di turno che voleva annientarli. Le genti che diedero loro rifugio parvero benefattori all’inizio, ma a un certo punto chiesero tutte un prezzo. Ovunque andarono gli ebrei portarono prosperità ma si rifiutarono di diventare un possedimento altrui. Erano una minoranza, ma avevano successo. Avevano la loro identità e la loro vita e difesero il diritto alla libertà. Le nazioni allora si rivoltarono contro gli israeliti accusandoli di sfruttare i popoli che li ospitavano, di rubare i loro possedimenti. Dimentichi del fatto che gli ebrei avevano contribuito massicciamente alla prosperità della nazione, provarono invidia e rabbia di fronte al fatto che gli israeliti avevano mantenuto il rispetto di se stessi e la loro indipendenza. E a quel punto, immancabilmente, diventava pericolo essere ebrei. Labano fu il primo affetto dalla sindrome ma purtroppo non l’ultimo. Adesso è chiaro il messaggio della Haggadà: il Faraone fu il nemico di una volta, ma Labano continua a esistere e a perdurare, in una forma o in un’altra, a seconda dei luoghi e dei tempi. E la sindrome esiste ancora ai nostri giorni. Se però Labano è il paradigma eterno dell’odio verso le minoranze di successo, Giacobbe è il paradigma eterno della capacità di sopravvivere all’odio, la voce della certezza della vittoria della liberazione di D-o, fino ai tempi in cui ogni male e iniquità verranno eliminati dalla Terra, possa avvenire presto, ai nostri giorni.

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